miércoles, enero 11, 2006

Il Foglio - M.Stefanini - La questione Morales, leader rivoluzionario soltanto in casa

La questione Morales, leader rivoluzionario soltanto in casa

• da Il Foglio del 11 gennaio 2006, pag. II

di Maurizio Stefanini

I miei modelli sono Cuba e il Venezuela”. “Con me la proprietà privata sarà rispettata”. “Da quando ho letto giovincello la biografia di Mao sono sempre stato un grande ammiratore della rivoluzione proletaria cinese”. “Non ho nessuna intenzione di far parte di un asse anti Stati Uniti”. Doveva servire a chiarire un po’ di più le idee su di lui, il tour che il presidente

neoeletto boliviano Evo Morales sta intraprendendo prima della cerimonia d’insediamento

del 22. Invece, se possibile, le ha confuse ancora di più.

Ha iniziato il 30 dicembre con un pellegrinaggio all’Avana, subito dopo aver definito George W. Bush un “terrorista” in un’intervista ad “al Jazeera”, e aver promesso in un comizio ai cocaleros del Chapare che “non ci sarà mai coca zero”, perché, “il verde della coca sta sconfiggendo il verde dei dollari”. Poi, dopo essere tornato in patria per Capodanno, il 3 è stato dal presidente

venezuelano Hugo Chávez, che gli ha promesso 150 mila barili al mese di nafta in cambio di prodotti agricoli, e nel frattempo gli ha prestato l’aereo e le guardie del corpo per il resto del tour. “Voglio incorporarmi a questa lotta anti neoliberale e anti imperialista” ha promesso Morales, proprio mentre l’altra visita a Chávez del leader populista peruviano Ollanta Humala,

secondo nei sondaggi per le prossime presidenziali, induceva il governo di Lima a richiamare per protesta l’ambasciatore in Venezuela. Nel contempo però Alex Contreras, consigliere economico, portavoce e unico accompagnatore di Morales, iniziava a smorzare gli accenti rivoluzionari: “le tappe di questo viaggio non corrispondono a pregiudizi ideologici, ma soltanto

agli inviti ufficiali che ci sono arrivati. Se ne fosse giunto anche uno dagli Stati Uniti non avremmo avuto problema a recarci pure a Washington”. E il 4, a Madrid con il premier spagnolo Zapatero, anche Morales ha cominciato a comportarsi da moderato, a parlare di proprietà privata e a voler incontrare il presidente della locale Confindustria. La petrolifera spagnola Repsol ha investito in Bolivia 800 milioni di euro, e dopo aver acquistato l’argentina Ypf, ha ormai in Bolivia un terzo delle sue riserve di petrolio e gas. Ma era crollata in Borsa all’annuncio della vittoria del leader cocalero.

Dopo la Repsol la seconda investitrice europea, nel campo degli idrocarburi boliviani, è la francese Total. E Morales ha promesso anche a Chirac, il 6 gennaio, di rispettare la proprietà privata. Parigi è però anche la sede del “Monde diplomatique” e un punto di riferimento del pensiero no global, e dunque in conferenza stampa Morales è tornato a fare il radicale, dicendo

che comunque gli idrocarburi saranno nazionalizzati.

Per simboleggiare la propria alterità a Parigi e Madrid ha esibito un chiassoso maglioncino a righe, al posto delle più sobrie camicie terracotta e bianca da lui portate rispettivamente all’Avana e Caracas. Ma il risultato è stato che il presidente cinese Hu Jintao lo ha poi preso in giro, nel corso della due giorni a Pechino realizzata da Morales dopo le ulteriori tappe in Belgio

e Olanda. “La Cina è alleata politica, ideologica e programmatica del popolo boliviano”. “Fanno 10 sotto zero, sta’ attento che prendi freddo”. Impermeabile all’ironia, Morales ha voluto aggiungere sul momento due ulteriori tappe in Iran e India, prima di quelle in Sudafrica e Brasile. E se con questi ultimi tre incontri prende contatto con quell’importante “Asse del Sud”

che sta effettivamente sorgendo tra New Delhi, Pretoria e Brasilia, con lo scalo di Teheran si sarebbe pericolosamente approcciato all’“Asse del Male”. Così non sarà, perché il suo aereo pur venezuelano aveva matricola Usa, e non è potuto entrare nello spazio aereo iraniano.

Resta il dubbio se ci sarà il tempo per uno scalo finale in Argentina, chiesto con insistenza dal governo di Buenos Aires per disinnescare la mina vagante di un aumento dei prezzi del gas. E resta dunque la possibilità che il suo primo scontro da presidente Morales non lo abbia contro Bush, ma con il teoricamente alleato Kirchner.


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